Un'impresa collettiva

Olinda è un progetto collettivo nato nel 1996 con l’obiettivo di superare l’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano. Il punto di partenza è stato quello di ricostruire contemporaneamente biografia e identità delle persone e riconvertire gli spazi chiusi in luoghi aperti. C’erano molte persone e anche tanto spazio, ma sia le relazioni che lo spazio erano configurati in forma di distanza: reparti, corridoi, camerate, muri. 

Abbiamo cominciato con delle cose semplici, cose di lusso della vita quotidiana: mangiare, bere, trattarsi bene, dormire in un letto matrimoniale. La camera ardente è diventata un bar, il convitto delle suore una foresteria. Stavamo scoprendo che gli spazi sono abitati da desideri. Organizzavamo delle feste, ma in fondo restavamo sempre tra di noi, gli addetti ai lavori. Le paure di attraversare il portone del manicomio erano distribuite in forma uguale tra chi stava fuori e  chi stava dentro. Bisognava proteggere i matti dal mondo cattivo o bisognava proteggere il mondo dai matti cattivi?
Rischiavamo di riprodurre il ghetto.

Per questo motivo, i cittadini di Milano dovevano entrare in manicomio. Volevamo dare appuntamento alla città, un motivo vero per venire a vedere il cambiamento. 
Sogno di mezza estate, una festa cittadina, ecco il primo progetto pubblico. Ci abbiamo messo più di un anno a organizzarlo. Un’invasione pacifica di quasi 20.000 persone terminata con un Gran Ballo, dove le persone che ballavano consideravano finalmente quella festa la loro festa e il senso di appartenenza generato, ha regalato alla serata qualcosa di speciale: non eravamo più soli.
Da allora il nostro bar è diventato un bar della città.

In questi quindici anni sono nati molti nuovi progetti che compongono una sorta di sistema culturale locale per la cittadinanza sociale: un mix di impresa sociale, cultura e welfare locale con ristorante e catering, ostello e abitazioni, teatro ed eventi. Da vicino nessuno è normale, Appunti partigiani, libero orto e produzione di erbe aromatiche, centro estivo per bambini e laboratori di teatro con giovani, inserimenti lavorativi e socialità, torneo di calcio e feste di quartiere.
Siamo convinti che prendersi cura delle persone significa anche prendersi cura degli spazi, dei nostri spazi. Spazio inteso come una configurazione ricca di risorse che permette di applicare le proprie capacità. Come se il progetto avesse la funzione di un cannocchiale attraverso il quale fosse possibile guardare al proprio futuro. Sappiamo che per molte "persone dell’era flessibile” la maggiore sofferenza sembra essere legata proprio alla difficoltà di dare forma a una narrazione orientata alla propria vita, di definire una storia, di riconoscere una “trama” nelle cose che fanno, come individuare un obiettivo riconoscibile da raggiungere.

Chi nella nostra intrapresa sociale e culturale lavora al ristorante è consapevole di supportare l’ostello e chi lavora in ostello sa bene di essere un grande supporto al teatro e viceversa. Un’attività alimenta l’altra. Solo cosi è possibile mantenere una giusta competitività per accogliere clienti esigenti, ma anche compensare una giusta imperfezione che ci permetta di coinvolgere persone svantaggiate. Chi viene al Paolo Pini può toccare con mano il lato concreto di un sogno, che per essere realizzato ha bisogno di essere continuamente sognato.

 

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